Industrie a rischio, serve il credito

L’economia italiana è in una brutta recessione. La produzione industriale nel secondo trimestre è calata dell’1,8 per cento rispetto al trimestre precedente e del 7 per cento rispetto al secondo semestre del 2011, mentre il Pil è sceso del 2,5 rispetto al secondo trimestre dello stesso anno. La disoccupazione, invece, è ormai cresciuta all’11 per cento.
19 AGO 20
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L’economia italiana è in una brutta recessione. La produzione industriale nel secondo trimestre è calata dell’1,8 per cento rispetto al trimestre precedente e del 7 per cento rispetto al secondo semestre del 2011, mentre il Pil è sceso del 2,5 rispetto al secondo trimestre dello stesso anno. La disoccupazione, invece, è ormai cresciuta all’11 per cento. Le cause di questo pessimo andamento, che sta sfibrando le nostre imprese, sono la diminuzione della domanda mondiale e di quella interna, riguardo soprattutto ai beni durevoli – automobili in prima linea – e l’aumento della pressione fiscale, che riduce sia la domanda sia la disponibilità di risorse finanziarie per l’offerta. Ma è nel credito che sorgono ora i veri problemi. L’osservatorio di Confcommercio rileva che nel secondo trimestre del 2012 soltanto il 36 per cento delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi è riuscita a fare fronte al fabbisogno finanziario senza difficoltà, il 57,5 lo ha fatto con difficoltà e il 7 non c’è riuscita. Lo studio condotto da Mediobanca su 2.032 industrie dimostra che fare impresa in Italia non è remunerativo, perché il guadagno non è sufficiente a ripagare il costo del capitale. Nelle industrie c’è stata una distruzione di ricchezza pari a 1,4 punti. Infine, ieri il bollettino mensile della Bce ha segnalato che i tassi attesi di insolvenza delle imprese “sono cresciuti” e che il rischio è particolarmente pronunciato per le imprese italiane.
Dato tutto ciò, che cosa si può e si deve fare? In parte la risposta risiede nella Bce, che dovrebbe immettere nuova liquidità nell’economia europea (il bollettino di ieri accenna alla disponibilità per “ulteriori misure non convenzionali”) per alleviare l’anomalo rincaro del costo del denaro, che riduce la capacità delle imprese di fare utili e di investire nell’espansione e nell’esportazione. I primi mille miliardi delle due operazioni di Long term refinancing effettuate dalla Bce fra la seconda metà del 2011 e i primi mesi del 2012 sono serviti a riapprovvigionare il sistema bancario di mezzi adeguati, in relazione alla scadenza delle sue obbligazioni, che era di un importo di poco inferiore. Ma ora è necessario compiere altre operazioni analoghe per fare affluire denaro all’economia. C’è però anche la necessità che il governo utilizzi di più gli strumenti del credito agevolato e nei progetti di investimento a effetto immediato, anche per dare il segnale che non l’esecutivo è passivo rispetto ai problemi dell’economia reale.